Per me, che sono giapponese, il concetto di «wabi-sabi» è qualcosa che sento in modo naturale. Ma quando provo a spiegarlo a un amico straniero, mi manca sempre la parola giusta.
In realtà, nemmeno i giapponesi riescono a metterlo bene a parole. Il wabi-sabi è qualcosa di sensoriale, un'estetica profonda che non si può racchiudere in una sola frase.
In questo articolo ho voluto fare ordine su cosa sia il wabi-sabi, in particolare attraverso la tecnica tradizionale del kintsugi. Questa tecnica, che accetta l'imperfezione e celebra le tracce del tempo, è proprio la concentrazione dello spirito del wabi-sabi.
Che cos'è il «wabi-sabi», uno spirito radicato nei giapponesi?
Il wabi-sabi (wabisabi) è l'estetica che sta alla base della cultura giapponese. Mentre l'estetica occidentale ricerca la perfezione e l'eternità, il wabi-sabi giapponese ritiene che la vera bellezza risieda proprio in ciò che è imperfetto, transitorio e incompiuto.
Per comprendere il wabi-sabi, è utile considerarne separatamente le due componenti: «wabi» e «sabi».
Wabi: la «ricchezza spirituale» nella modestia e nella semplicità

Il «wabi» esprime la ricchezza spirituale che si trova nella modestia e nella semplicità. È uno stato d'animo calmo e sereno, un modo di pensare che trova valore in ciò che presenta piccole imperfezioni.
Si pensi alla cerimonia del tè giapponese. La stanza del tè non è quasi mai una grande sala sfarzosa e decorata, ma uno spazio piccolo e sobrio. Anche la tazza utilizzata può avere una forma leggermente irregolare o presentare qualche scheggiatura. I giapponesi trovano bellezza in questa imperfezione, e la custodiscono con cura.
Sabi: la «bellezza dell'invecchiamento» incisa dal tempo

Mentre il «wabi» si concentra sullo stato d'animo interiore e sulla spiritualità, il «sabi» indica la bellezza delle tracce e della storia che il tempo incide sulle cose.
La texture del legno invecchiato, la consistenza del metallo arrugginito, una lanterna di pietra coperta di muschio: questi segni del tempo non vengono visti come un deterioramento, ma come «una bellissima individualità donata dal tempo».
Si immagini la lanterna di pietra di un antico santuario. Non è nuova né perfettamente pulita, ma ricoperta da un bel muschio verde. Quel muschio è la prova che, giorno dopo giorno, sotto la pioggia e sotto il sole, è rimasta lì per anni. Questa bellezza silenziosa e invecchiata è proprio il «sabi».
Il kintsugi incarna il «wabi-sabi»

Il kintsugi è la tecnica tradizionale giapponese che incarna, in modo bello e comprensibile, la filosofia del wabi-sabi. Questa tecnica, che incolla la ceramica rotta con la lacca e la decora con l'oro, non nasconde il punto restaurato, ma anzi lo mette in risalto, donando all'oggetto una nuova bellezza.
Il «wabi»: accettare l'imperfezione e continuare a usare l'oggetto
L'atto stesso di restaurare con il kintsugi, e lo spirito di chi lo pratica, incarnano proprio il «wabi». Nei valori occidentali, la rottura di un oggetto, cioè la sua imperfezione, significa spesso la fine del suo valore. Ma nella filosofia del «wabi», la ricchezza non si trova nella perfezione, bensì nella modestia e nell'imperfezione.
Amare la «rottura» o la «scheggiatura» di un oggetto come parte della sua individualità: è proprio questo l'atteggiamento che esprime lo spirito del «wabi». Un oggetto rotto non è un pezzo difettoso, ma qualcosa che, grazie al kintsugi, rinasce con una nuova bellezza.
L'atteggiamento sincero di confrontarsi con un oggetto rotto e cercarne il valore è proprio l'espressione dello spirito «wabi».
Il «sabi»: sublimare la storia dell'oggetto in una nuova bellezza
Le tracce dorate della riparazione su un oggetto in kintsugi incarnano proprio il «sabi».
Il «sabi» è la bellezza dell'aspetto che nasce dal passare del tempo. La rottura o la scheggiatura di un oggetto sono le tracce di eventi accaduti nella storia (nel tempo trascorso) del suo utilizzo.
Il kintsugi non cancella queste tracce, ma le mette volutamente in risalto con una bella linea d'oro. Facendo risaltare volontariamente i segni lasciati dal tempo, crea un nuovo paesaggio che l'oggetto originale non possedeva.
Il motivo d'oro, casuale e irripetibile, incarna la «storia» unica di quell'oggetto, che rinasce con una bellezza (= sabi) ancora più profonda di quella che aveva prima di rompersi.
>>Scopra di più sulla filosofia del kintsugi
Vivere con il wabi-sabi

Noi che viviamo nel mondo contemporaneo dovremmo integrare attivamente l'estetica del wabi-sabi nella nostra vita. Il wabi-sabi ci insegna come trovare più gioia in una vita imperfetta.
L'idea che non sia necessario essere perfetti
Il perfezionismo è uno dei grandi fattori che affliggono l'uomo contemporaneo. Cercare risultati perfetti sul lavoro, costruire una famiglia perfetta, voler essere una persona perfetta: questo sforzo incessante può generare ansia, stress e talvolta persino auto-svalutazione.
L'essenza del wabi-sabi sta nell'accettare l'imperfezione. Non nascondere ciò che è imperfetto, accettare che anche l'imperfezione fa parte di noi stessi, e avere cura di sé.
Solo così possiamo coltivare la compassione verso noi stessi e verso gli altri. È proprio l'imperfezione a renderci umani.
Accogliere le ferite come wabi-sabi
Nel corso della vita, tutti portiamo con noi qualche ferita. Una delusione d'amore, la perdita del lavoro, un sogno mai realizzato: queste esperienze possono lasciare cicatrici profonde nel nostro cuore.
Ma lo spirito del wabi-sabi ci insegna a non nascondere le ferite, bensì ad accettarle come parte della nostra storia. Così come il kintsugi ripara con l'oro un oggetto rotto, anche noi possiamo accettare le nostre ferite e crescere a partire da esse.
Una ferita non è qualcosa di cui vergognarsi, ma la prova della sofferenza che si è superata, degli insegnamenti che se ne sono tratti e della crescita compiuta.
Mettiamo in pratica il wabi-sabi
Se desidera comprendere più a fondo lo spirito del wabi-sabi, Le consigliamo di provare il kintsugi. Il processo di riparazione di un oggetto rotto permette di vivere in prima persona la filosofia che trasforma l'imperfezione in bellezza.
Consigliamo anche la lettura di libri che approfondiscono l'estetica del wabi-sabi. «Wabi Sabi Yugen no Kokoro: Seiyo Tetsugaku o Koeru Joi Ishiki» di Shoyo Morikami non si limita al significato superficiale della parola wabi-sabi, ma svela la profonda disposizione d'animo giapponese che vi si cela dietro.















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