金継ぎとは

18 citazioni che esprimono lo spirito del kintsugi

金継ぎの精神を表す名言18選
Sho Takeshita

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Sho Takeshita Artigiano del kintsugi

Originario di Tokyo, laureato all'Università Rikkyo, si è avvicinato al kintsugi dopo la rottura di una ciotola ereditata dalla nonna. Colpito da questa filosofia che trasforma la rottura in una nuova bellezza, ha appreso la tecnica in un atelier di kintsugi a Tokyo. Oggi crea opere che uniscono l'estetica tradizionale giapponese a una sensibilità contemporanea, con il kintsugi come filo conduttore.

Il kintsugi è una tecnica di restauro tradizionale giapponese tramandata da oltre 500 anni. Il suo metodo, che non nasconde le tracce di rottura di un oggetto ma le fa risplendere volutamente con l'oro, incarna una sensibilità estetica tutta giapponese: quella che trova la bellezza nell'imperfetto e nell'effimero.

Abbiamo selezionato venti citazioni che permettono di percepire il «wabi-sabi» radicato alla base del kintsugi, tratte dalla letteratura e dai libri giapponesi e da autori stranieri.

10 citazioni sul wabi-sabi che esprimono lo spirito giapponese del kintsugi

La bellezza del kintsugi non risiede nella perfezione, ma nel «tempo rimasto incompiuto». Il senso del wabi-sabi non nega la ferita o la mancanza, ma le accoglie come un sapore in più: è un'estetica squisitamente giapponese. Qui abbiamo raccolto dieci citazioni che, con discrezione, risuonano con lo spirito del kintsugi. Leggendole, il Suo sguardo verso le cose rotte cambierà forse un poco.

«Le foglie di quercia, senza nemmeno ingiallire, si posano cadute: la solitudine del sentiero del tempio tra i monti profondi» — poesia di Jien

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Fonte: Wikipedia

Jien fu un monaco della scuola Tendai※, attivo tra il XII e il XIII secolo. In questa poesia canta le foglie di quercia che cadono restando verdi, senza mai ingiallire.

Sentendo solo la parola «solitudine», si potrebbe percepirla come qualcosa di negativo, ma in realtà esprime il sentimento di trovare, nella scena naturale e non artificiale delle foglie appassite che si accumulano, una solitudine autentica e una pienezza del cuore.

Questa «solitudine» è , nel kintsugi, una parola importante che esprime lo spirito di trovare valore in ciò che è consumato dal tempo o rotto.

※Una delle principali scuole del buddismo giapponese

«L'acqua del fiume che scorre non si ferma mai, eppure non è mai la stessa acqua» — Kamo no Chomei, «Hojoki»

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Fonte: Wikipedia

È una frase che esprime il «mujo», l'idea secondo cui nulla è immutabile. Kamo no Chomei, che scrisse questo testo, visse in prima persona incendi, tifoni e carestie, e nell'«Hojoki» racconta, in forma di saggio, la fugacità delle cose che cambiano, a partire dalla propria esperienza.

Il kintsugi è una tecnica che crea nuovo valore unendo con l'oro ciò che si è rotto. Che le decorazioni dovute a rotture aumentino nel tempo è anch'esso un aspetto del «mujo». Pur affermando che la riparazione permette un uso eterno, in realtà il kintsugi è anche un modo per apprezzare l'evoluzione dell'oggetto nel tempo.

«In ogni cosa, è ciò che appartiene ai tempi antichi ad essere il più degno di nostalgia» — Yoshida Kenko, «Tsurezuregusa»

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Fonte: Wikipedia

Il «Tsurezuregusa» è uno dei classici della letteratura giapponese, scritto nella seconda metà del XIV secolo. Questa frase, che rimpiange le cose belle di un tempo, esprime il valore giapponese di avere cura di tecniche e oggetti tramandati di generazione in generazione, trovandovi valore.

La frase prosegue poi così: «le cose di oggi sembrano diventare sempre più rozze e volgari», suggerendo che le cose nuove tendano progressivamente a diventare più grossolane. Forse anche oggi c'è chi prova questa stessa sensazione guardando l'abbassamento dei costi e la produzione di massa di tecniche e oggetti.

«Ciò che si nasconde è il fiore. Ciò che non si nasconde non può essere fiore» — Zeami, «Fushikaden»

風姿花伝・三道 現代語訳付き
Fonte: Sito ufficiale Kadokawa

Il «Fushikaden» è il più antico trattato teatrale giapponese, scritto dall'attore di Nō Zeami. In sintesi, questa frase insegna che nell'esibizione di un'arte non bisogna mostrare tutto, ma è importante lasciare un certo grado di «celato» o di «spazio vuoto».

Il kintsugi decora con l'oro solo la parte della ferita. Non si dipinge mai d'oro l'intero oggetto. Il bello percorso dorato del kintsugi esiste proprio grazie allo «spazio vuoto» dell'oggetto stesso.

«Senza conoscere l'immutabile, non si può davvero conoscere nulla» — Matsuo Basho, «Sanzoshi»


Fonte: Wikipedia

Matsuo Basho è il poeta che ha fondato lo haiku giapponese, noto per aver composto numerosi componimenti viaggiando per tutto il paese.

Questa frase significa che solo comprendendo insieme «la verità universale che non cambia» (fueki) e «la novità che cambia secondo l'epoca e le circostanze» (ryuko) si può raggiungere la vera via dell'arte.

Se consideriamo l'oggetto usato a lungo come il «fueki» e la traccia dorata del kintsugi lasciata da una rottura come il «ryuko», si comprende come il kintsugi incarni proprio questa visione artistica di Matsuo Basho.

«La vera bellezza può essere scoperta solo da chi completa l'«imperfezione» nel proprio cuore» — Okakura Tenshin, «Il libro del tè»


Fonte: Wikipedia

Okakura Tenshin fu un critico d'arte attivo nella seconda metà del XVIII secolo†, fondatore dell'Accademia di Belle Arti del Giappone. Una frase che coglie proprio il cuore dell'arte giapponese, affermando che è l'«imperfezione» stessa a generare la bellezza.

È una frase perfetta per il kintsugi, che unisce con l'oro un oggetto incompleto perché rotto.

«La bellezza non risiede nell'oggetto in sé, ma nella trama d'ombra e nel gioco di luce e ombra che nasce tra gli oggetti» — Tanizaki Jun'ichiro, «Elogio dell'ombra»


Fonte: Wikipedia

Questa è la frase di uno scrittore esteta: rispetto all'arte occidentale, che privilegia la forma degli oggetti, il loro contorno e la luminosità dei colori, afferma che la bellezza giapponese non risiede nell'oggetto stesso, ma nell'ambiente circostante e nel modo in cui cade l'ombra.

L'idea che la bellezza di un'opera d'arte non risieda nell'opera in sé, ma nel contesto in cui è nata e nel modo in cui è stata utilizzata, non è forse qualcosa che può risuonare nel mondo intero, e non solo nell'arte giapponese?

Anche il fatto che la ceramica restaurata con il kintsugi non sia destinata solo all'esposizione, ma all'uso quotidiano, ha il suo significato. È proprio nel decorare qualcosa destinato all'uso quotidiano che si può percepire la bellezza.

«La “bellezza” non risiede soltanto nei colori sgargianti» — Akutagawa Ryunosuke, «Letterario, troppo letterario»


Fonte: Wikipedia

Una citazione tratta da un saggio pubblicato su rivista dal celebre scrittore giapponese Akutagawa Ryunosuke. Questo testo fu al centro di una nota polemica con il suo contemporaneo Tanizaki Jun'ichiro sulla «valore artistico della trama nel romanzo», ma questa frase fu usata proprio in un passaggio di elogio dello stile di Shiga Naoya.

Con «colori sgargianti» si intende un'espressione solenne, dall'aspetto magnifico; in contrapposizione, il messaggio invita a prestare più attenzione alle espressioni quotidiane e realistiche care a Shiga Naoya.

La ceramica restaurata con il kintsugi non è mai un semplice oggetto decorativo. È qualcosa che si usa nella vita quotidiana, un vasellame riparato con l'oro. È proprio lì che risiede la realtà, l'essenza della bellezza percepita in un istante fugace della quotidianità.

«Un solo fiore suggerisce più splendore di cento fiori insieme» — Kawabata Yasunari, «Il Giappone, la bellezza e io»


Fonte: Wikipedia

Kawabata Yasunari fu il primo scrittore giapponese a ricevere il Premio Nobel. Questa frase esprime l'animo giapponese, capace di percepire una vera vivacità e splendore non nell'eccesso sfarzoso, ma nella modestia e nella semplicità.

Le cose belle non devono essere necessariamente numerose. Che un'unica linea d'oro splendente su un vasellame sobrio appaia più bella è forse proprio il frutto di quello spirito giapponese che custodisce la vera vivacità.

«La vita si può ricominciare tante volte. Le persone vivono rammendandosi» — Hori Michihiro, «Kintsugi Ojisan»


Fonte: SHURO

Questo è un passaggio tratto da un manga pubblicato di recente. Paragona la vita umana al kintsugi: così come un oggetto rotto può essere ricongiunto con il kintsugi, anche la vita di una persona può andare avanti rammendandosi, tutte le volte che serve.

Chi pensa che gli errori commessi nella vita non possano essere recuperati, provi a ricordare questa frase. È proprio nei momenti di sconforto che queste parole toccano più profondamente.

Anche il processo dettagliato del kintsugi è raccontato in forma di manga: chi è interessato può provare a sfogliarlo.

8 citazioni sul kintsugi che attraversano i confini nazionali

Pur essendo una tecnica tradizionale giapponese, oggi il kintsugi si sta diffondendo nel mondo come filosofia del «diventare belli pur portando con sé una ferita».

In una società che ricerca la perfezione, questo atteggiamento che dà significato a scheggiature e crepe ha silenziosamente confortato molte persone. Presentiamo qui alcune citazioni straniere che risuonano con il kintsugi. Lasciamo che queste “parole di rinascita”, capaci di risuonare oltre i confini nazionali, restino un po' anche dentro di noi.

«La rottura è qualcosa di indimenticabile, di prezioso: non serve a nascondere, ma a rendere l'opera più bella. Non usano una colla invisibile: usano l'oro, perché il fallimento non deve essere brutto.» — Penny Reid


Fonte: Romancelandia Wiki

Penny Reid è una scrittrice americana di romanzi rosa. Descrive un oggetto rotto come un «fallimento», e scrive dell'uso dell'oro come un modo per affermare positivamente l'evento stesso del fallimento.

«Riparando un oggetto, hai finito per amarlo davvero di più, perché hai capito quanto desiderasse essere ricomposto. E passandoci un dito sopra, solo tu potevi sentire quelle innumerevoli crepe. Era un legame più forte del semplice possesso.» — Nicholson Baker, «Room Temperature»


Fonte: Libreria Kinokuniya

Qui la ceramica restaurata con il kintsugi viene raccontata da una prospettiva un po' curiosa. Il fatto che solo tu possa sentire quelle innumerevoli crepe è perché solo tu conosci il significato di quelle tracce.

Anche se agli occhi degli altri è solo una bella ceramica restaurata con il kintsugi, per te è un compagno che ha condiviso un'esperienza, e verso cui puoi provare un affetto ancora più profondo.

«Ciò che affascinò Alice fu l'idea che rompersi e ripararsi fossero parte della storia, non qualcosa da disprezzare o nascondere.» — Holly Ringland, «La terra rossa e i fiori perduti»


Fonte: Shueisha

L'idea che rompersi e ripararsi siano parte della storia è un'interpretazione interessante. Il kintsugi viene qui trattato come un «rituale di rinascita», a cui l'autrice attribuisce un significato speciale, ben oltre la semplice riparazione di un oggetto.

«La ferita non toglie valore all'opera: al contrario, ne diventa il punto focale, un'area di grande forza fisica ed estetica. La cicatrice racconta la storia dell'opera, imprimendovi le esperienze passate.» — Rick Rubin, «L'arte della creazione»



Fonte: Jeane Books

Rick Rubin è un produttore musicale statunitense. Il suo libro offre 78 riflessioni per stimolare la creatività, e tra queste compare anche un riferimento al kintsugi.

La cicatrice viene qui collegata all'esperienza passata e considerata come bellezza, in un discorso profondamente positivo.

«Si chiama kintsugi. Si rompe un vaso e lo si ricompone con cura usando una resina mescolata all'oro. Questo simboleggia il fatto che non basta riparare una ferita e dimenticarla: bisogna integrarla in sé stessi.» — David Wong, «Futuristic Violence and Fancy Suits»


Fonte: Wikipedia

Questo romanzo thriller, un misto di fantascienza, suspense futuristica e dark comedy, fa riferimento al kintsugi.

«Il kintsugi non è solo un metodo di riparazione, ma anche una filosofia: la convinzione che rotture, crepe e riparazioni non vadano nascoste, ma diventino una parte preziosa e onorata della storia di un oggetto. Anzi, è proprio perché si è rotta che l'opera diventa più bella.» — Kathleen Tessaro


Fonte: Libreria Kinokuniya

Kathleen Tessaro è una scrittrice americana di romanzi storici. Alcune sue opere sono state tradotte anche in Giappone, quindi è possibile che anche qualche lettore giapponese la conosca.

In questa affermazione, il kintsugi viene descritto come un metodo di restauro che non nasconde rotture e scheggiature come un «fallimento», ma le accoglie come il tempo che l'oggetto ha attraversato.

«La bellezza può trasformare i frammenti perduti del cuore in poesia, ricostruirci spiritualmente e ricreare ciò che è rotto in una nuova realtà. Come nel kintsugi giapponese — la tecnica giapponese che ripara la ceramica accogliendo la rottura invece di cercare di nasconderla — celebriamo quella storia e quella imperfezione.» — Erik Pevernagie

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Fonte: Wikipedia

Erik Pevernagie è un pittore belga.

Nel suo modo di parlare di bellezza traspare lo spirito del kintsugi, un rispetto per la tecnica giapponese che celebra l'imperfezione attraverso un processo di ricreazione.

«La fatica diventa la tua storia. È questa la bellezza del kintsugi. Le tue crepe possono diventare le tue parti più belle.» — Candice Kumai

Fonte: Wikipedia
Candice Kumai è una chef e scrittrice giapponese-americana residente a Brooklyn, New York. Come pioniera di un autentico benessere ispirato al Giappone, diffondendo la cultura giapponese, ha parlato anche della bellezza del kintsugi.

Il kintsugi non è una semplice «riparazione»

Il kintsugi è una tecnica per riparare un oggetto rotto, ma ci insegna soprattutto «come vivere dopo la rottura». Non cancellare la ferita, ma diventare belli pur portandola con sé: questo pensiero vale sia per gli oggetti sia per le persone.

Il kintsugi va ormai oltre la semplice «riparazione», toccando i valori e il modo di vivere il cuore. Attraverso il kintsugi, forse potrà imparare ad amare un po' di più anche la «parte mancante» dentro di Sé.

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